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fenomenologia massonica









Poetica massonica e metafisica


In memoria di Fratelli ammessi alla Gran Loggia Superiore

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Ruolo dell'ermeneutica e della metafisica nella Massoneria


Il pensiero sapienziale teleologico massonico e la sua tensione ontologica alla Verità

 

Inizio chiarendo il significato della parola “ermeneutica”. Questa è la metodologia della interpretazione, del chiarire, dello spiegare. Nasce in ambito religioso per definire la corretta interpretazione dei testi sacri e poi, nell’età del Rinascimento italiano, si sposta all’analisi dei testi tout court, in qualsiasi ambito. Dicendo corretta interpretazione dei testi sacri, evidentemente mi riferisco a due modalità interpretative: la prima è l’interpretazione linguistica atta a riconoscere la validità d’origine di un testo, dunque l’esatta attribuzione ad un autore o ad una corrente di pensiero e di cultura. L’altra modalità, specifica per i testi sacri, è l’interpretazione fideistica o, in senso più generale, spiritualistico-religiosa (interna alla teologia) del contenuto del testo.
Non è questa sommaria distinzione da confondere con quella tra forma e sostanza; infatti, l’interpretazione del testo in quanto tale, nella sua forma linguistica, non è rivolta alla pura espressione formale, essa al contrario si volge alla forma per riconoscerne la sostanza nascosta nella forma. Ad esempio, se un termine ha un certo significato in un ambito ben definito, quel termine ci svela, essendo stato usato in quella frazione di testo, non solo che appartiene ad un determinato periodo storico e ad un preciso ambito culturale, ma anche svela il vero significato dell’intero frammento di testo. In italiano, ad esempio, usiamo il termine Illuminismo per una specifica corrente di pensiero dai forti connotati culturali e politici, mentre il termine tedesco Aufklarung, che potrebbe essere tradotto sempre con Illuminismo, all’analisi ermeneutica svela un diverso significato che, purgato di connotati ideologico-politici, ha valenze più letterarie e culturali; più opportunamente è da tradurre con "rischiaramento". Il primo ci dice che illumina le genti verso un cambiamento sociale, il secondo che rischiara le menti verso la comprensione della realtà. Quindi, è ben evidente che con l’ermeneutica si parte dalla forma, come figliastra, per giungere alla sostanza, come genitrice indiretta.
L’altro livello o dimensione dell’interpretazione ricerca i sensi nascosti che determinano una fede, in altri termini, si interpreta dando dei significati d’ordine spirituale che non necessariamente collidono con il significato semantico della parola stessa o della frazione di testo in cui essa è contenuta.
La prima modalità appartiene più all’ambito della filosofia mentre la seconda a quello dell’esegesi.
C’è una concezione che in un certo periodo si è andata affermando riguardo alla filosofia come scienza dal rigore ineccepibile, ovvero della filosofia come modalità del pensare umano in grado di rappresentare la realtà.
Ai Massoni queste concezioni lasciano alquanto distratti e disattenti. Infatti, non sono queste le condizioni che possono essere definite come necessarie per il percorso massonico d’elevazione umana e spirituale. Tutto ciò che tenta di porre un termine allo sviluppo del pensiero e dell’elevazione spirituale umana appare autolimitante, sembrano un colpo di freno allo sviluppo della Gnosi umana. Per questo le ideologie al Massone non possono che apparire una castrazione del pensiero, dell’evoluzione progressiva del pensare e del sentire dell’Uomo.
Un Massone dovrebbe partecipare alla nostra società universale, per superare le limitazioni del pensare, per dare spazi e dimensioni altri da quelli che il mondo profano riesce ad elaborare e che poi traumaticamente è costretto periodicamente a negare e reinventare.
Lo scopo della Massoneria è quello di fornire uno sviluppo senza traumi, senza una presunzione gnoseologica che dall’ontologia profana verrebbe limitata. Ciò implica il riconoscimento che la Verità è un concetto trascendente e non immanente, ma su questo ritornerò.
Il pensiero umano, pensiero simbolico, filosofico, teologico e scientifico, con Tommaso, Galilei, Descart e altri sommi, si è posto l’obiettivo di essere garante della rappresentazione fedele della realtà e, sicuramente, sugli aspetti fenomenici ne ha svolto il compito con esemplare maestria. Tale visione pone quindi il pensiero filosofico come specchio in cui la realtà, la Natura si rispecchia o almeno, come Kant meditava, ne riconosce le strutture di base.
Oggi, l’idea che questo indirizzo sia definibile come metafisico, e su ciò non si può essere che d’accordo ignorando il senso negativo che tanti filosofi odierni tendono a dare del termine metafisica, ci deve indurre a riscoprire i sensi nascosti del pensiero metafisico, in termini moderni e con analisi ermeneutica.
Quando Heidegger riduce il pensiero metafisico alla contemplazione della verità oggettiva o tutt’al più all’osservarla, e quindi a riscoprirne le norme che nella realtà sono insite, egli rifiuta la realtà come insieme sistemico di cui l’uomo è elemento partecipativo e lo estranea dalla realtà, più precisamente dalla Natura, configurando quella scissione che già la religione positiva aveva posto, estendendo tale scissione a tutto l’essere cosmico, uomo, natura e aspetti sovradimensionali dello stesso e della stessa natura.
Il Massone, superato l’apprendistato, come Compagno incomincia a sviluppare un’osservazione ermeneutica della Natura nei termini della scoperta dei suoi significati misterici, quelli nascosti nell’intimo della Natura, quelli che non vengono svelati neppure dall’individuazione delle leggi fenomeniche che controllano gli accadimenti, sempre fenomenici, della stessa Natura. La Natura, in una visuale esoterica, è da scoprire non nei suoi accadimenti appariscenti, epifenomenici, che di ciò la scienza con i suoi attuali sofisticatissimi metodi e strumenti è meglio in grado di fare, ma con una visione altra, nella sua sostanzialità metastorica e metafisica. Il pensiero materialistico, positivistico, scientista ci descrive la Natura nel suo apparire, nei suoi aspetti discorsivi, ma nulla può dire sulla sua sostanzialità, su ciò che il senso del sacro e della spiritualità umana possono dire ed intuire.
La Massoneria, proprio perché non è metodo gnoseologico, si oppone alla ipostatizzazione di una via prestabilita; essa non è “la via” e neppure “una via” essa supera il concetto di via, quindi di metodo e di metodologia, e si pone come “tensione” ontologica alla Verità".
L’epistemologia filosofica ci ha insegnato che ogni legge scientifica è tale nella misura in cui può dimostrare la sua fallacia e quindi superare se stessa con un modello interpretativo maggiormente esplicativo. Ciò che non è dimostrabile come errato, parziale, limitato al contingente storico non è scienza ma è fede, è cristallizzazione del sapere e della conoscenza scambiata come Verità.
La concezione della Massoneria come "metodo di vita" è riassumibile al concetto della Massoneria come "ortoprassi" [1]. C’è nelle due concezioni, cioè le proiezioni della Massoneria come metodologia o come ortoprassi, apparentemente diverse, la stessa unidimensionalità che Marcuse, tanti anni fa, denunciava nell’immagine dell’uomo unidimensionale.
A sua volta, la concezione della Massoneria come ortoprassi, segue il filone della filosofia laica, del pensiero che nega la dimensione metafisica; infatti, l'ortoprassi, corretto modo di agire, limita tanto il pensiero che l’azione massonica ad un “essere per fare” (comportarsi) e necessariamente rischia di confluire nella corrente di pensiero del pragmatismo anglosassone. Peggio ancora, in definitiva, nel considerare la Massoneria come metodo.
Quando si sentono tali affermazioni, anche da parte dei massimi livelli organizzativi dellaMassoneria [2]
, si evidenzia la carente elaborazione del pensiero massonico, l’adeguamento a logiche del passato, a filosofie del pensiero che la stessa filosofia  oggi ha superato, a imperdonabile carenza elaborativa del pensiero personale e massonico.
Il pragmatismo anglosassone, con i suoi epigoni l’inglese John Dewey e l’austriaco Ludwig Wittgenstein, mira a considerare l’uomo non come osservatore ed esploratore della sostanzialità della realtà, ma come produttore e imprenditore di conoscenza che trasforma la realtà. Non c’è bisogno di grandi meditazioni filosofiche per capire ciò, è evidente che, fin dai suoi primordi, l’umanità si è posta pragmaticamente in questi termini, ma non solo.
È questo “non solo” che rende carente e svela la soffocante autosufficienza del pensiero pragmatico, il suo porsi in un vicolo cieco al quale, giunti alla fine, si osserva impotenti la nebbiosa imperscrutabilità della fine del cammino. Se la realtà è da considerare solo nella sua accezione di causa produttiva, che trasforma la realtà, che ne è del pensiero non produttivo quello che la realtà non vuol trasformare ma cogliere le sue intime essenze? Però, è questo cogliere le essenze che infastidisce il pragmatico, perché le essenze non sono di per sé produttive, non modificano la realtà ma la definiscono in un’altra dimensione che esce dal controllo dell’Uomo. Il pragmatico, dicendo che osservare la realtà vuol dire osservare per trasformare, non dice nulla di errato, così come non si erra dicendo di considerare la Massoneria come ortoprassi, dicendo di osservare la realtà per definire un corretto comportamento. Ma sono visioni parziali e unidimensionali, una materialistica e l’altra comportamentista. Manca l’altra parte, quella fondante, quella del discorso che è dell’osservare per scoprire le norme regolative dell’essere umano nella sua dimensione spirituale. In termini semplici, pragmatismo ed ortoprassi sono due modalità del pensiero amorale, che nega ogni dimensione spirituale all’Uomo e alla Natura.
Scindere le conseguenze morali [3] dall’agire comporta necessariamente i guasti di un produrre concettualistico giunto alla sua autogiustificazione, così come un comportamento corretto senza definire i principi morali a cui riferirsi è affermazione general-generica che non distingue la Massoneria da una qualunque altra forma di approccio spirituale; anzi, questo ne è escluso per la riduzione ai soli comportamenti senza considerare l’essenza del sussistere umano.
L’essere umano quando incominciò a mescolare due diversi metalli per produrne un terzo, ad esempio il bronzo, non si spiegava la modificazione in terza molecola di altre due mescolate tra loro, non ne aveva le conoscenze scientifiche. E su questa parziale conoscenza però sviluppò un sistema di rituali, di miti, di elaborazioni metafisiche che per lui davano un senso alla Natura nel suo insieme, ponendosi sul piano della sapienza, anche nel verso di farlo sentire componente vitale della Natura. Poi, viene lo scienziato, che spiega la fusione molecolare dei metalli e distrugge il pensiero metafisico. Ora sappiamo del potenziale conoscitivo della materia, ma abbiamo perduto tutto del potenziale sapienziale della Natura, del Cosmo, del Creato, comunque lo si metta.
Le religioni vorrebbero superare questa frattura e dare un spiegazione in termini fideisti e finalisti del creato, ma così facendo, riportando tutto ad un ente creatore. non spiegano l’essenza della Natura; dicono chi la guida e la giustifica, ma senza rispondere alle domande: come e perché? Infatti, quel come e perché è nella mente divina, imperscrutabile all’uomo. Oggi alcuni avventurosi teologi sono disposti a credere che il Creato sia un Atto divino e che le leggi della Natura siano effetti e non conseguenze dell’Atto divino, per cui queste leggi non sono direttamente controllate e gestite dal pensiero divino. In tal modo si pone all’interno della Natura una capacità di autorganizzazione ed autoregolamentazione scissa dal divino. Pur se affascinante in sé, questa spiegazione della sussistenza intrinseca della Natura e dei suoi accadimenti non dà risposta al perché dell’atto creativo, se non nei termini, neoplatonici, di una “esigenza” autosussistente della creazione rispetto al divino. In tutto ciò è impossibile, per il pensiero umano, pervenire ad una Verità in sé esplicativa dei massimi sistemi posti dal pensiero teologico.
Dunque, anche in questo si evidenzia la limitatezza di certi grandi del pensiero massonico, come Lessing e Goethe, che ripongono la Verità ultima nel pensiero divino, come indicibile ed inconoscibile, troppo compresi in una visione apofasica del divino stesso.
Il pensiero massonico non può porsi in questo spazio autocensorio, anzi deve avere il coraggio di andare oltre, altrimenti non si distinguerebbe né dal pensiero scientifico né da quello religioso e, ciò è più importante, non si definirebbe come pensiero altro, pensiero sapienziale teleologico. 
La Massoneria se è altro, ha come necessità epistemologica ed ermeneutica quella di coniugare il discorso sulla materia e quello sulla sovramateria, ovvero il pensiero sulla struttura materica e sulla sovrastruttura spirituale, sul sensibile e sul extrasensibile.
Sempre riguardo all’ortoprassi, questa non aiuta a definire la Massoneria come pensiero soprasensibile, non fa riconoscere una sua visione d’ermeneutica esoterica. L’esoterismo non trova lo spazio di giustificazione di sé nella concezione dell'ortoprassi, che è concezione di comportamenti umani, pur considerandoli nella loro apparenza extra-storica ed extra-culturale.
Se intendiamo l’esoterismo come strumento essenziale del pensiero massonico è necessario scandagliarne i suoi peculiari significati non in termini puramente di perfezionamento spirituale, che non lo distinguerebbe da altre pratiche spirituali, ma specialmente in termini massonici.
L’esoterismo in quanto strumento massonico, dal pensiero massonico deve trarre il proprio significato e non può configurarsi in se stesso, ovvero limitare il suo sviluppo all'interno di un esoterismo avulso da una casualità esplicativa e da un percorso ben coordinato e indirizzato, altrimenti una qualunque persona fortemente interessata allo esoterismo potrebbe benissimo cercare il proprio sviluppo spirituale nell’esoterismo in sé e non avrebbe la necessità di entrare nella Massoneria. Addirittura, potrebbe cercare una propria speciale forma d’iniziazione dentro la via esoterica, ignorando l’iniziaticità massonica. Questo è proprio il termine ultimo di un pensiero herderiano che in definitiva toglie alla Massoneria ogni carattere di esclusività, riducendola a mera forma umanitaria, alla pari di un qualunque umanesimo modernista.
Il Massone, sensibilmente determinato considera l’esistenza come progetto, alla stregua di un Heidegger, e vuol condividere questo progetto con altri sotto il riparo della loggia. In questa Loggia il Massone non trova la spiegazione di come stanno le cose, di come l’esistere si spiega. La sua concezione di Verità è diversa da quella giuridica, civile e religiosa e pure scientifica.
La filosofia moderna tende a depennare la Verità, intesa come descrizione oggettiva, dai propri discorsi. È difficile contestare chi afferma che la razionalità di un discorso se è ridotta alla sua presentazione decorosa è accettabile dai più. Però, ciò non vuol dire che la felicità umana risieda nell’essere tutti d’accordo, nella comune ricerca di una felicità data dall’accordo, come sembra di sentire nelle parole di un Herder.
Ugualmente, sento la necessità di superare certe posizioni del XVIII secolo e di quelli successivi, ove la Verità è lo “specchio della Natura” e che la conoscenza dei dati di fatto e delle norme che li regolano sia la via alla Verità.
I Massoni settecenteschi cercavano ciò, trovandosi come Lessing, ad essere costretti a negare ogni validità all’esoterismo come strumento di conoscenza. Questo perché all’epoca, non differentemente da oggi, quello era un esoterismo che dall’esterno veniva inglobato nel pensare massonico, senza saperlo integrare, senza saperlo ripensare nei soli termini massonici, facende del pesnsiero massonico un confuso ed incoerente agglomerato dei più disparati esoterismi, con la tiepida ed inconcludente giustificazione che ogni forma di esoterismo umano è definibile come " Tradizione". Solo Goethe provò a coniugare massoneria, spiritualità ed esoterismo extramassonico usando plurime arti, comprese quelle scientifiche, ma con grande sofferenza e senza giungere ad una conclusione [4] .
Nel linguaggio massonico non appare la parola “felicità”. Il Massone non cerca la felicità, si distingue dall’accezione moderna della morale intesa come aiuto reciproco per soddisfare "felicemente"i desideri personali e collettivi. Una tale concezione, presente ad esempio in Stuart Mill e in una certa visuale anche nell’idea di ortoprassi, non rientra nello schema di perfezionamento spirituale; al più in quello civile e privato del mondo profano. Una tale concezione parte dal presupposto che non esiste nella natura umana alcuna struttura sostanziale e ciò è inaccettabile dal pensiero massonico metafisicamente ed esotericamente fondato.
Non si deve però pensare che l’accezione metafisica del pensiero massonico voglia dire fondarsi su qualcosa di già esistente, di una trascendenza che trascende persino l’uomo. L’unica trascendenza concepibile per un Massone potrebbe essere quella di scoprire nella sostanzialità umana un senso del sacro che lo connota come ente umano e come essere vivente teso allo spirituale, al metafisico; tutto il resto è prodotto storico e culturale dell’agire umano.
Il pensiero massonico, depurato dalle connotazioni che gli sono estranee, come quelle ideologicamente e teologicamente fondate così come quelle di un esoterismo estraneo alla tradizione massonica, concepisce la morale come pura espressione umana ed il senso del sacro come propria sostanzialità. La morale umana, nell’accezione massonica, non discende dall’extraumano, essa è elaborazione progressiva della pulsione umana al superamento dei limiti umani, non in senso materiale, civile, religioso che sono compito e scopo di istituzioni che appartengono all’ambito del mondo profano, dunque tale morale non la si può denotare come trascendente. Da parte sua, il senso del sacro è la trascendenza che appartiene all’uomo e in senso massonico è la sostanzialità che lo innalza oltre il suo essere produttivo, oltre la sua materialità, oltre i suoi comportamenti pur moralmente ed eticamente guidati.
Nella Massoneria non si può cercare ciò che Heidegger chiamava ontoteologia, la ricerca sull’origine e la fondatezza dell’idealità umana in una sfera extraumana e sulla certezza del possesso di un ideale giusto e vero. Ciò è rintracciabile solo nel pensiero teologico e a questo ci si deve rivolgere se quella è la ricerca. Ma, se qualcuno volesse ridurre il pensiero e la prassi massonica a relativismo, farebbe un’operazione di mistificazione inaccettabile.
In una società iniziatica, spiritualmente connotata, il relativismo è cosa estranea. Né può essere considerata come relativistica l’affermazione che la Massoneria è ricerca di una Verità, di una Morale, di un Senso del Sacro che fanno parte della sostanzialità dell’Uomo. Questi concetti hanno valore di assolutezza dentro la sfera dell’umano. Sono essi che si connotano come veicoli al superamento della condizione materiale per accedere a quella spirituale. Se la Massoneria è concepibile come progetto di elevazione dal materiale allo spirituale, in ciò non sussiste nulla di relativistico. Ma non solo, infatti, tale rappresentazione è coerente col pensiero platonico che richiedeva ad un progetto di essere affrontato con volontà superiore. Se una definizione può essere data alla Massoneria è quella di “fondamentalista”, nel senso di ricerca dei "fondamenti dell’essere umano e della Natura", con un proprio metodo e propri strumenti che non fanno parte della realtà profana.
In certe critiche che vengono dal mondo religioso si tende a stigmatizzare la Massoneria come relativistica perché essa non riconosce alcuna cosa come definitiva. Ciò, se non è travisamento voluto, è mancato approfondimento del pensiero massonico.
La Massoneria fonda la propria tradizione sul riconoscimento di un Ente Supremo, però senza di questo Ente dare definizione e senza farne discendere altro che il suo riconoscimento. È prassi tradizionale della Massoneria il rendersi estranea agli ambiti religiosi e politici e dunque a non chiudersi dentro un unico credo o ideologia. La vocazione della Massoneria è quella di essere universalistica e di trovare nell’Uomo, a prescindere dalla sua razza, credo religioso, condizione sociale ed idealità politica le condizioni sostanziali per elevarsi spiritualmente. Ciò implica non di affermare che ogni via da percorrere sia giusta, bensì di lasciare aperte le porte ad una ricerca la più ampia possibile e che l’elevazione spirituale nasce dall’uomo e non da un qualcosa a lui estraneo. La Massoneria si pone dunque come visione metafisica dell’Uomo, cioè come definizione di un ambito spirituale, sacrale, insito nell’essere umano.
Il fatto che la Massoneria consideri che si possa discutere su tutto non vuol dire che tutto viene desacralizzato, ma al contrario che nel tutto si può trovare il senso del sacro e a ciò, a questo senso del sacro, si sposta la ricerca massonica. In realtà, la critica al relativismo è puntata verso quel pensiero che non sostiene che la Verità possa essere detenuta da qualcuno perché a quel qualcuno un Ente superiore ha rivelato la Verità e che solo quella Verità sia giusta, mentre tutto il resto, tutte le altre ricerche e vie sono conseguentemente fallaci ed inutili, che alla “vera” spiritualità non si possa giungere se non con il proprio credo; anche se oggi teologi spericolati incominciano a chiedersi con finezza di ragionamento se una tale concezione possa avere diritto d'esistenza nell'ambito di una religione [5] tesa al bene concepito come libertà che a sua volta necessariamente implica il senso del rispetto verso le altre vie spirituali e religiose [6] .
La corrente pragmatista e relativista del pensiero filosofico moderno ritiene, sulla falsariga di Nietzsche, che l’uomo è animale intelligente e che la sua intelligenza si esplica nella collaborazione degli uomini per la migliore realizzazione dei propri desideri. Questo modo di vedere la realtà non è in sé errato ma è certamente parziale, perché volutamente ignora sia il senso del sacro che spinge l’uomo a vivere pure una vita spirituale, sia la sua connotazione non riducibile al materiale, la sua sostanzialità metafisica; ignora che l'uomo prima di sviluppare il senso del sacro ha, come base di partenza, sviluppato il pensiero simbolico.
Nell’ontoteologia questa unitarietà tra materialità e spiritualità, che si concretizza nell’essere umano, viene spezzata tra una parte limitata nella sua finitudine e una parte che anela all’infinito. La Massoneria, invece, riconosce nel senso di sacro e quindi di infinito la sostanza che giustifica la parte finita, sensibile. A differenza di Peter Singer, filosofo americano odierno, la Massoneria non aspira ad “ampliare la cerchia del noi”, piuttosto tende a considerare l’uomo solo alla luce della sua appartenenza all’umanità e quindi come singolo rappresentante di un noi assoluto, come dire che nel singolo uomo esiste l’intera umanità.
Il bene e il male presente nel singolo uomo corrisponde al bene e al male che l’intera umanità è capace di esprimere. Di conseguenza, la Massoneria ponendosi il compito di sviluppare l’elevazione spirituale del singolo opera all’elevazione spirituale dell’intera umanità. Il Massone porta avanti un progetto che ipotizza un futuro possibile per l’umanità fondato sul riconoscimento del valore metafisico insito nell’uomo. Pertanto, la Massoneria si appella tanto alla ragione quanto al senso del sacro, ove l’uno è ragione d’essere dell’altro e l’insieme dei due è teleologicamente teso al perfezionamento, giacché la Massoneria non pensa teologicamente, non concepisce la Verità come qualcosa di superiore all’uomo e quindi ricerca la Verità dentro l’uomo, nella Natura nella sua sostanzialità. Non viene ricercato, in altri termini, un qualcosa che è fuori dall’uomo, a lui superiore, che è compito teologico, ma vuol scrivere il poema dell’universalità dell’uomo come percorso di perfezionamento materiale e spirituale, lasciando al mondo profano il perfezionamento materiale e riservandosi quello spirituale, inteso come spirituale meramente umano.
Sul piano religioso il misticismo è la via dell’accesso al trascendente, ma, fuori dall’ambito religioso, può anche essere concepito un misticismo che del trascendente è azione e pensiero assieme, nel senso che scopre il trascendente presente nell’uomo o più precisamente nella determinazione dell’uomo come insieme sistemico di materia e di valore trascendentale. Quest’affermazione che può apparire un paradosso, un gioco semantico, invece è il percorso non lineare che compie il Massone.
Qualità materiale e qualità trascendentale sono i due distinti livelli che compongono l’unitarietà dell’essere umano ed il misticismo è la viache consente di far comunicare i due livelli e farli interagire sinergicamente, dando luogo ad un superiore essere umano, né solo materiale né solo spirituale, ma altro da sé.
Richard Rorty, altro filosofo americano pur di pensiero pragmatico e relativista, pone il misticismo come una superiore forma di linguaggio che porterebbe al progresso materiale e morale. In una logica massonica è preferibile parlare di perfezionamento piuttosto che di progresso, infatti, il perfezionamento è uno scopo mentre il progresso è un effetto. È però corretto definire il misticismo come linguaggio speciale che fa comunicare l’uomo sia con la sua parte sensibile sia con la sua parte metafisica o spirituale, attuando con questa comunicazione il percorso di perfezionamento.
La via massonica al perfezionamento, in ultima analisi alla Verità, è raffigurabile come una vite senza fine, che gira senza mai serrare, che ha la funzione di avvio di un meccanismo che conduce ad altri risultati che non sono il serrare.
La Massoneria può benissimo concepire una propria forma peculiare di misticismo, estranea alla religione, proprio partendo da ciò che Rorty definisce come misticismo, ma superando la sua limitazione al progresso materiale e morale, con il concetto di perfezionamento spirituale. Come già accennato, Goethe tentò la ricomposizione dei due livelli della sostanzialità umana; egli aveva una visione essenzialmente mistica della Massoneria, ma non sviluppò una mistica massonica e fallì perché volle applicare due strumenti esoterici, come l’ermetismo e l’alchimia, estranei alla via massonica: egli, in ultima analisi, fu esoterista perché ermetico ed alchimista e non perché Massone.


NOTE


[1] Nella concezione della Massoneria come ortoprassi, si pone una visione immanentista alla Massoneria negandole una visione del sé che sia trascendentale.
[2] Penso alle affermazioni di qualche Gran Maestro che definisce la Massoneria come “metodo”: “La Massoneria non esprime, invero, una particolare filosofia o ideologia, ma un metodo di convivenza tra tutte le filosofie e le ideologie possibili” di G.M. avv. Gustavo Raffi nell’Allocuzione “Le vie del dialogo” G.O.I. 2002.  Ma non solo, altri Gran Maestri, con poca originalità si richiamano a questa concezione dell'ortoprassi, senza eviedentemente aver ben elaborato tutti i suoi significati.
[3]  Uso volutamente, per facilità discorsiva, il termine “morale” nell’accezione pre-hegeliana, ove morale ed etica sono sinonimi.
[4] Si veda lo scritto "Introduzione a Goethe massone e poeta" nella sezione Critica Massonica di questo sito.
[5] Con speciale riferimento alle chiese delle religioni rivelate.

[6] vedasi Vito Mancuso: ""Rifondazione della fede", Oscar Mondadori, 2009

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